Dagon (Urania) (Italian Edition) by Chappell Fred

Dagon (Urania) (Italian Edition) by Chappell Fred

autore:Chappell, Fred [Chappell, Fred]
La lingua: ita
Format: epub
ISBN: 9788852058592
editore: MONDADORI
pubblicato: 2015-01-18T16:00:00+00:00


5

Non mancava molto a settembre. In un altro dei suoi rari momenti di lucidità, Peter si sedette a ispezionare il proprio corpo. Ce n’era una buona porzione, in vista. Ormai lo vestivano solo con dei vecchi calzoncini da bagno azzurri, a brandelli, indipendentemente dal tempo. Le tavole dell’odiato pavimento al mattino erano dure e fredde come il ghiaccio e il sudore mischiato alla sporcizia gli rigava il corpo come se si trattasse di vernice. Sulla parte bassa della spalla c’erano ancora le tracce delle cicatrici a mezzaluna color argento che i denti di Mina gli avevano lasciato come ricordo. Ora, incominciavano a essere lambite e nascoste dai tatuaggi. Dove non era sporco da far paura, la pelle sembrava la copia di un libro a fumetti. Avevano incominciato dalla base della colonna vertebrale. Ricordava di essere rimasto steso sul letto di Mina, aggrappato alle sbarre di ferro a piangere senza ritegno, mentre un Coke Rymer insolitamente nervoso imprecava e lo malediceva, con in mano un ago elettrico ancora caldo. Mina sorvegliava la scena con calma. — No, non lì. Non lo stai facendo come ho detto io — protestava. — Non mi hai capito. — Poi si chinava in avanti e toccava delicatamente il punto che secondo lei doveva essere decorato. Il corpo di Peter sussultava, come se a sfiorarlo fosse di nuovo quel maledetto ago incandescente. — Sì, sì! Ho capito — replicava allora Rymer, con voce lamentosa ed esasperata. — Se solo riuscissi a convincere questo figlio di puttana a stare fermo! — Un sudore oleoso gocciolava dalla sua faccia alla schiena di Peter, scendendogli poi a solleticargli il fianco. Una tortura indicibile. Alla fine della prima seduta gli avevano portato un paio di specchi per fargli rimirare l’opera compiuta. Debolissimo, lui si era alzato dal letto lasciandovi l’impronta fradicia e bruciante del proprio corpo. Poi aveva guardato nel punto che gli indicavano. — Tutto qui? — non aveva potuto fare a meno di gridare, pieno di angoscia e rabbia impotente. — Tutto qui? — Nello specchio c’era la sua pelle e, su una parte infinitesima, solo un minuscolo cerchietto giallo un po’ storto, grande come un quarto di dollaro, con all’interno una testa scura indefinita e alcune lettere, almeno così sembrava, di un alfabeto a lui sconosciuto. Gli avevano disegnato una moneta sulla spina dorsale? Oppure il sole, in una specie di ingloriosa parodia? Non era possibile che tutto si riducesse a quello. Il dolore snervante e l’attesa intollerabile... a che cosa erano valsi? Adesso, ormai, ci aveva fatto l’abitudine. In fondo, non era peggio che venir assaliti da un esercito di formiche rosse. Si davano il turno un po’ tutti, Coke, Bella e persino Enid, ma lui non piangeva più sotto l’ago. Le sedute avevano incominciato a sembrargli quasi necessarie e ogni volta aspettava con fredda curiosità quel che ne sarebbe uscito. La piccola moneta d’oro, o forse era un sole, era stata quasi oscurata. Doveva cercare con attenzione nello specchio prima di riuscire a individuare il vecchio punto di inizio in quel tappeto fantasmagorico che era diventata la sua schiena.



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